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Recupero entalpico vs recupero sensibile nella VMC: quale scegliere?
La differenza principale tra recupero sensibile e recupero entalpico sta nel tipo di energia recuperata dall'aria espulsa. Il recupero sensibile trasferisce solo il calore tra l'aria in uscita e quella in entrata, raggiungendo efficienze termiche del 75-95%. Il recupero entalpico recupera sia calore che umidità grazie a membrane igroscopiche speciali, con efficienza termica del 60-85% ed efficienza igrometrica del 50-70%.
Per la maggior parte delle abitazioni italiane, il recupero sensibile offre prestazioni eccellenti
Il recupero entalpico diventa vantaggioso in climi molto freddi o molto umidi, dove il controllo dell'umidità relativa diventa fondamentale per il comfort e la prevenzione della condensazione.
| Caratteristica | Recupero sensibile | Recupero entalpico |
|---|---|---|
| Cosa recupera | Solo calore | Calore + umidità |
| Efficienza termica | 75-95% | 60-85% |
| Gestione umidità | No | Sì (50-70%) |
| Manutenzione | Più semplice | Sostituzione membrane |
| Ideale per | Clima temperato | Clima rigido/umido |
| Durata componenti | Più lunga | Membrane da sostituire |
Come funziona il recupero sensibile
Il recupero sensibile utilizza uno scambiatore di calore, tipicamente a flussi incrociati o controcorrente, dove l'aria calda in uscita cede temperatura all'aria fredda in entrata senza mai mescolarsi. I due flussi d'aria sono separati da pareti metalliche (alluminio o acciaio) che conducono il calore.
In inverno, l'aria interna a 20°C riscalda l'aria esterna a 0°C prima che entri in casa. In estate, il processo si inverte: l'aria interna più fresca raffredda l'aria calda esterna. L'efficienza di recupero dipende dalla superficie di scambio, dal materiale e dalla configurazione dello scambiatore.
I sistemi di ventilazione meccanica controllata con recupero sensibile sono la scelta standard per le abitazioni italiane, garantendo un risparmio energetico del 25-35% sui consumi di riscaldamento rispetto a un ricambio d'aria tradizionale con finestre.
Il recupero sensibile non gestisce l'umidità: se l'aria esterna è secca, quella interna tenderà a seccarsi; se è umida, l'umidità interna aumenterà. Questo può essere un limite in zone con inverni molto secchi o estati molto umide.
Come funziona il recupero entalpico
Il recupero entalpico utilizza membrane speciali igroscopiche che permettono il passaggio sia del calore che del vapore acqueo. Queste membrane, generalmente in carta trattata o materiali sintetici porosi, trasferiscono l'energia totale (entalpia) dell'aria, non solo la temperatura.
Quando l'aria interna umida passa attraverso lo scambiatore, la membrana assorbe parte del vapore acqueo. Questo vapore viene poi rilasciato nell'aria fresca in entrata, mantenendo livelli di umidità relativa più stabili in casa. In inverno, questo significa trattenere l'umidità interna generata da cucina, docce e respirazione. In estate, ridurre l'ingresso di umidità esterna.
I sistemi di ventilazione con recupero entalpico mantengono l'umidità relativa indoor nel range ottimale del 40-60% raccomandato dall'Istituto Superiore di Sanità, riducendo sia la secchezza eccessiva che i problemi di condensa.
L'efficienza termica del recupero entalpico è leggermente inferiore rispetto al sensibile (60-85% contro 75-95%), ma il vantaggio sta nel controllo combinato di temperatura e umidità, che migliora il comfort percepito e riduce i consumi per umidificazione o deumidificazione.
Quale sistema scegliere per la tua casa
Clima e zona geografica
In Nord Italia, con inverni rigidi e prolungati, il recupero entalpico previene l'aria troppo secca che spesso si crea con il riscaldamento costante. Mantiene l'umidità tra 40-50%, evitando fastidi alle vie respiratorie e danni a mobili in legno.
Nel Centro-Sud, dove il clima è più mite, il recupero sensibile è generalmente sufficiente. Le temperature meno rigide riducono lo stress sul sistema e i livelli di umidità sono naturalmente più equilibrati.
Nelle zone costiere, caratterizzate da alta umidità estiva, il recupero entalpico può limitare l'ingresso di umidità esterna, riducendo la sensazione di afa e il lavoro del sistema di condizionamento.
Tipo di edificio e isolamento
Gli edifici moderni ad alta efficienza energetica, praticamente ermetici, beneficiano maggiormente del recupero entalpico. Senza ricambi d'aria incontrollati attraverso spifferi, la gestione dell'umidità diventa più critica perché quella prodotta internamente (cottura, docce, persone) tende ad accumularsi.
Nelle ristrutturazioni di edifici esistenti con isolamento standard, il recupero sensibile rappresenta un ottimo compromesso. L'involucro meno sigillato permette comunque una certa regolazione naturale dell'umidità attraverso le microinfiltrazioni.
La normativa italiana sui requisiti minimi di prestazione energetica stabilisce che i sistemi di ventilazione meccanica devono avere un'efficienza di recupero minima del 75%, facilmente raggiungibile con entrambe le tecnologie.
Manutenzione e durata
Il recupero sensibile richiede una manutenzione più semplice: pulizia annuale dello scambiatore con acqua e detergente neutro. I componenti metallici sono robusti e hanno vita utile superiore, spesso oltre 15-20 anni senza necessità di sostituzioni.
Il recupero entalpico richiede la sostituzione periodica delle membrane igroscopiche ogni 3-5 anni, a seconda dell'intensità d'uso e delle condizioni ambientali. I filtri dell'aria vanno sostituiti in entrambi i sistemi ogni 6-12 mesi.
La maggiore complessità del recupero entalpico si giustifica quando il controllo dell'umidità è prioritario: edifici in zone climatiche estreme, abitazioni con occupanti sensibili all'aria secca, o immobili dove la condensa rappresenta un rischio concreto.
Confronto pratico: efficienza e prestazioni
Un sistema VMC con recupero sensibile ad alta efficienza (90%) installato in un'abitazione da 120 mq può ridurre i consumi di riscaldamento del 25-35% rispetto al ricambio d'aria con finestre. Il sistema recupera circa 3.500 kWh termici annui in clima del Nord Italia.
Il recupero entalpico, in condizioni ideali, aggiunge un ulteriore 5-10% di risparmio gestendo l'umidità. Il beneficio reale varia molto in base al clima locale e alle abitudini degli occupanti (quanto vapore si produce cucinando, quante docce, quante persone).
Durante i mesi invernali, mantenere l'umidità relativa al 45% invece che al 30% (tipico con solo recupero sensibile) migliora il comfort percepito e permette di ridurre di 1°C la temperatura di riscaldamento senza perdita di benessere. Questo si traduce in un ulteriore 6-7% di risparmio sui consumi.
La qualità dell'aria indoor migliora con entrambi i sistemi grazie ai ricambi costanti, ma il recupero entalpico offre vantaggi aggiuntivi riducendo la proliferazione di acari (favoriti da umidità eccessiva) e irritazioni da aria secca.
Domande frequenti
Il recupero entalpico può causare muffe? No, se dimensionato correttamente. Il recupero entalpico mantiene l'umidità nel range 40-60%, ben sotto la soglia critica del 70% dove inizia la crescita di muffe. Anzi, prevenendo i picchi di umidità, riduce il rischio rispetto a sistemi senza recupero.
Quale sistema consuma meno elettricità? Il consumo elettrico dei ventilatori è identico, dipendendo dalla portata d'aria richiesta (generalmente 0,5-0,8 volumi/ora). Entrambi i sistemi utilizzano 30-60 watt in funzione continua, circa 260-520 kWh annui. La differenza sta nel recupero termico, non nel consumo elettrico.
Posso aggiungere il recupero entalpico in un secondo momento? Tecnicamente possibile ma poco pratico. Richiede la sostituzione completa dello scambiatore di calore. Meglio valutare attentamente durante la progettazione iniziale in base a clima, edificio e esigenze specifiche.
Quale sistema è obbligatorio per legge? La normativa italiana richiede solo un'efficienza minima di recupero del 75% per i sistemi VMC, raggiungibile con entrambe le tecnologie. I Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l'edilizia pubblica richiedono il recupero di calore ma non specificano se sensibile o entalpico. La scelta rimane tecnica.